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Coronavirus, come attrezzarsi per la fase 2

Ora che è cominciata la fase 2, sono in molti a non vedere l’ora di uscire di casa anche solo per una passeggiata, soprattutto i bambini, che hanno sofferto molto l’estraneazione causata dal periodo di quarantena, tra solitudine, videochiamate e lezioni telematiche.

Tra i grandi quesiti di questa fase 2 rientrano le preoccupazioni per le norme e i comportamenti da rispettare in caso di bambini e minori, come tutelarli dal possibile contagio da Coronavirus e come attrezzarsi per affrontare la riapertura graduale del paese.

Nel frattempo continua la corsa all’approvvigionamento di mascherine a prezzi calmierati, già introvabili e oggetto di polemiche per il prezzo di 50 centesimi imposto al fine di assicurarne la distribuzione a tutte le fasce economiche.

Coronavirus e bambini: ecco le norme da rispettare

Seppure con un’incidenza fortunatamente minore, i bambini non sono immuni al contagio e possono contrarre il Coronavirus.
Rimane di vitale importanza dunque continuare ad indossare mascherine e guanti, utilizzare disinfettanti e mantenere le distanze di almeno un metro al fine di evitare un nuovo picco di contagi e una nuova quarantena.

Per evitare di contagiare i più piccoli e proteggerli, il governo e il comitato tecnico-scientifico hanno rilasciato delle linee guida su come comportarsi, con annessa una guida sulle mascherine per bambini.

Le mascherine sono obbligatorie per i bambini dai 6 anni in su, mentre i bambini più piccoli possono non indossarla, anche se i pediatri consigliano comunque l’utilizzo di mascherine e di dispositivi di protezione individuale (guanti, disinfettante) anche per i bambini di età dai 3 ai 6 anni.

Le mascherine devono essere ben aderenti al viso, coprendo naso e bocca, e ben ferme con gli appositi elastici dietro le orecchie o dietro la testa. Le dimensioni medie di una mascherina per bambini sono di 12cm x 25cm, rispetto alle mascherine per adulti, in media sui 16cm x 20cm.

Proprio come con gli adulti, le mascherine vanno indossate dopo aver lavato accuratamente le mani per un periodo dai 20 ai 40 secondi, e vanno indossate (e rimosse) toccando soltanto gli elastici. In caso non sia possibile lavare le mani va utilizzato un qualunque disinfettante o soluzione a base alcolica non inferiore al 60%. La parte di tessuto della mascherina non va mai toccata.

In caso di mascherina monouso, una volta concluso il loro utilizzo vanno buttate, mentre nel caso di mascherine riutilizzabili vanno lavate dopo ogni utilizzo, possibilmente seguendo le istruzioni riportate sulla confezione.

In caso i bambini soffrano già di patologie, non devono indossare la mascherina comune, ma obbligatoriamente una mascherina ffp2. I bambini che hanno a che fare con disabilità o patologie che causano difficoltà respiratorie non hanno obbligo ad indossare le mascherine al fine di non causare un peggioramento delle condizioni di salute.

Le mascherine non sono necessarie entro le mura domestiche, soprattutto se si rispettano le distanze di sicurezza, a patto che non ci siano persone che soffrono di patologie e che potrebbero quindi essere più deboli ad un eventuale contagio.

Nonostante i parchi siano chiusi, se i bambini giocano all’aperto e riescono a mantenere le distanze di sicurezza, possono non indossare la mascherina, ma devono riutilizzarla una volta finite le attività.

Rimane l’obbligo di continuare a rispettare le distanze di sicurezza, evitare luoghi affollati, di creare assembramenti e soprattutto utilizzare i dispositivi di protezione, specialmente in presenza di soggetti a rischio, quali bambini e anziani con patologie.

La lenta ripartenza della fase 2

In attesa di conferme o smentite sulla possibilità che dal 18 Maggio si possano incontrare anche gli amici, oltre a parenti e congiunti, si attendono anche le nuove direttive sulle riaperture.

Anche se dal 1° Giugno saranno riaperti bar, ristoranti e centri estetici a patto che siano correttamente provvisti di dispositivi di protezione individuale e che vengano rispettate le distanze di sicurezza, le regioni hanno avuto il via libera per la gestione delle riaperture nei propri territori.

Rimane infine il problema della crisi economica portata dal Coronavirus, con attività che si vedono costrette a calare le serrande definitivamente a causa dei debiti, oltre alle difficoltà del turismo e delle attività balneari, che si ritrovano a fare i conti con norme ancora poco chiare.

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