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Normalizzazione: modello, tipologia e funzionamento database

La gestione database non è qualcosa da improvvisare, questo in particolare se ci si serve di una base dati per memorizzare un certo gruppo di informazioni in maniera ordinata ed efficiente. Tra le opportunità alle quali ricorrere per conseguire i propri obiettivi senza dover spendere eccessivamente nell’ambito pratico, spicca il concetto di funzionalità utili per estrarre dalla base dati tutti corrispondenti ad un certo criterio, che ovviamente stabiliremo noi. Questo processo è ovviamente la normalizzazione, che in pochi forse avranno sentito o conosceranno tecnicamente ma che in realtà viene sfruttato quotidianamente in modo inconsapevole.

Per capire l’utilità della normalizzazione bisogna condurre spesso alcuni esempi: ipotizzando di memorizzare dei dati anagrafici, relativi il numero di persone che frequentano attivamente una palestra, è possibile agire su questi con filtri per scoprire i nomi e cognomi degli iscritti, oppure semplicemente di coloro che hanno una specifica età come i trentenni. Sfruttando la normalizzazione è possibile ottenere tutte queste informazioni traendo i dati in modo diretto dal database con una semplice interrogazione, nota come query, che abilita l’utente all’identificazione e la visualizzazione dei dati desiderati.

Riflettendo su questi elementi, si capisce come il database sia uno strumento utile e di valore per il raggruppamento e la gestione di informazioni di qualsiasi natura. Tutto queste viene favorito da tabelle necessarie per immettere i dati e porli in relazione tra loro. In questo campo agisce la normalizzazione, con un meccanismo che non è sempre di facile comprensione nonostante la sua quotidianità di utilizzo. Per prima cosa, sfruttando le tabelle, bisogna impostare righe (record) e colonne (campi) in rapporto alla mole di dati trattata. Da questo sorge il problema dell’utilizzo di una sola tabella, quando fatto, poichè non consente di evidenziare in modo puntuale e chiarificatore le specifiche relazioni che coinvolgono uno o più sottogruppi di dati presi in esame.

Il problema diventa diverso con la normalizzazione se le tabelle sono multiple, in quel caso diventa necessario garantire l’assenza d’informazioni duplicate, che rappresentano uno spreco di memoria con frequenti operazioni multiple di aggiornamento che nel complesso vantano comunque un costo. Per evitare tali problemi la procedura include le cosiddette forme normali di un database: ovvero un insieme di dati strutturato in forma normale attuo a facilitare e rendere più rapide ed immediate le operazioni sui dati riducendo il rischio di ridondanza ed incoerenza di questi ultimi.

Vi sono tre diverse tipologie di uso formale, la prima forma normale esprime un concetto semplice e non a caso per ogni riga di ciascuna tabella consente di identificare attraverso una procedura di normalizzazione univoca i dati desiderati. La seconda viene vista come un semplice miglioramento della prima, e per fare ciò è necessario che:

  • Deve trovarsi in 1NF;
  • Ogni singolo campo non chiave deve dipendere dall’intera chiave primaria (e non solo da una parte di essa).

Infine la terza forma di normalizzazione, rappresenta quella forse più completa ed utile proponendosi come ottimizzazione dei concetti sopra citati per poter offrire la risoluzione degli svantaggi di entrambe in modo semplice e pratico.

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