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I sensori digitali

Oggi alla vecchia pellicola fotografica è stato sostituito il nuovo sensore digitale, ma cosa è questo sensore? e a cosa serve? quali sono le differenze?

L’articolo ha proprio lo scopo di rispondere a queste tre importanti domande che vengono sempre poste da chi non ha ancora frequentato almeno un corso di fotografia.

La pellicola fotografica era lo strumento attraverso il quale si realizzava l’immagine, era sensibile alla luce e attraverso un processo chimico di esposizione alla luce, sviluppo e stampa forniva la fotografia, il risultato finale di ogni fotografo.

Vedremo come è cambiato questo mondo, ma fin da subito possiamo anticiparvi che alcune fasi che compongono la fotografia non sono del tutto cambiate.

Il sensore, come la pellicola, è l’elemento sensibile alla luce, che cattura la radiazioni alettromagnetiche e le traformano in immagini, se prima questo sviluppo veniva fatto tramite un processo chimico, oggi si fa attraverso un processo tecnologico.
Il sensore è infatti composto da un numero spropositato di pixel o fotodiodì che catturano la luce e generano una scarica elettrica. Attraversi un processo chiamato “demosaicizzazione” il programma interno della macchina fotografica ricompone l’immagine e la trasferisce quasi istantaneamente sul monitor lcd della nostra fotocamera.

Come si può osservare il procedimento è molto più semplice ed instantaneo, poiché in pochi istanti l’immagine è già pronta per essere visualizzata. Tuttavia anche con il digitale il fotografo ha bisogno di altri strumenti per poter raggiungere il proprio fine e la prima cosa che si fa è quella di trasferire le nostre immagini contenute in una schedina digitale (dopo averle scattate con la fotocamera) su di un computer.

L’immagine scattata, se in una qualità Raw, dovrà essere sviluppata attraverso l’utilizzo di alcuni programmi chiamati Camera Raw, che hanno lo scopo di permettere al fotografo (comodamente seduto di fronte ad un computer e non nella semi oscurità di una camera oscura) di sviluppare l’immagine personalmente, intervenendo su numerosi parametri, l’esposizione, il bilanciamento del bianco, il contrasto, la nitidezza, i colori, la scola di grigio, la prospettiva ecc.

Una volta ultimata la fase di sviluppo con i programmi di camera Raw, se il fotografo non è ancora soddisfatto dei risultati ottenuti e vuole continuare a lavorare sulla propria immagine per renderla ancora più accattivante, potrà affidarsi ai programmi di fotoritocco, come Photoshop. In questa fase il limite dell’intervento è solo dettato dalle conoscenze informatiche del fotografo, al quale è consigliato frequentare un corso di fotografia.

Dopo per ottenere il solito risultato della fotogragia analogica, ovvero la stampa, non resta che utilizzare una stampante digitale, naturalmente a seconda delle dimensioni dell’ingrandimento si vedrà necessario rivolgersi a laboratori specializzati.

Come avrete notato nella sostanza sia che si utilizzi un motodo analogico, sia un metodo digitale, le fasi in cui si può riassumere i processo fotografico, rimangono tre, la ripresa, in cui il fotografo scatta le proprie foto con la macchina fotografica e cattura le immagini, lo sviluppo, un tempo in camera oscura e con i chimici, oggi comodamente seduti su di un computer e la stampa prima con un ingranditore oggi con una stampante digitale.

 

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