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OPEC è nel sacco: in qualsiasi caso rischia pesanti perdite

Il tema è quello dello Shale Oil, il petrolio americano estratto non attraverso trivellazioni che portano alla luce giacimenti sotterranei ma attraverso le sabbie bituminose particolarmente abbondanti in alcune aree statunitensi. Si tratta di estrarre il petrolio contenuto nelle formazioni minerali, un processo complicato e costoso di reperimento del petrolio. Questo metodo pareva parecchio promettente ma si è dimostrato estremamente costoso, tale da portare il punto di pareggio intorno agli 80 dollari al barile.

Gli alti costi e l’attestamento del prezzo del greggio intorno ai 55 dollari al barile ha portato questa attività ad essere anti economica, per cui molte aziende che si erano gettate su questo nuovo business sono andate in bancarotta e hanno dovuto licenziare i loro lavoratori. L’esperienza dello Shale Oil sembrava finita già al suo inizio, invece no: l’abbattimento dei costi di estrazione sta permettendo la rinascita di questo metodo e si conta che la produzione possa raggiungere i 5 milioni di barili al giorno entro aprile, portando il punto di pareggio a 50/55 Dollari al barile. La cosa preoccupa molto l’Opec, già danneggiata dall’aumento record delle scorte petrolifere USA.

Come potrà l’OPEC difendersi? Se aumentasse la produzione abbasserebbe troppo il prezzo del greggio, aumenterebbe l’appetibilità dello Shale Oil e perderebbe troppo in termini di guadagno per la contrazione delle vendite. Nell’ipotesi, al contrario, di una contrazione di produzione, otterrebbe un aumento dei prezzi e metterebbe fuori gioco lo Shale Oil ma ci perderebbe in termini di minori vendite di greggio a fronte, invece, di una produzione record da parte degli USA, perdendoci. In qualsiasi caso l’OPEC è in scacco, non può muovere nulla ed è costretta a stare a guardare gli USA fare il loro gioco perdendo in qualunque ipotesi.

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