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Lo studio dei grandi fotografi per gli aspiranti fotoreporter

Molte persone ormai si dedicano alla fotografia, da quando la tecnologia digitale è entrata prepotentemente in questo mondo, sono sempre più i giovani che aspirano a diventare dei veri e propri fotoreporter. Nonostante il fascino e l’importanza che “l’immagine” assume nel contesto di tutti i giorni, sembra che le scuole superiori non si siano aggiornate e continuino a relegare la fotografia come materia secondaria senza fornirgli la dovuta importanza e soprattutto senza fornire ai giovani studenti il dovuto approccio al mondo del lavoro. Ancora retrogrado è il settore universitario dove solo la laurea in Scienze delle Comunicazioni sta tentando un timido approccio alla materia, le scuole di fotografia rimangano private ed esclusive per chi ha un budget molto alto, infatti il costo della retta annuale può arrivare a cifre astronomiche, senza magari fornire comunque ai giovani le conoscenze per poter un domani affrontare il mondo del lavoro.

Per i giovani allora,  non rimane che pagarsi un corso di fotografia e magari un successivo corso di fotografia avanzato, per avere le basi per avvicinarsi alla professione. Sicuramente certi corsi aiutano da un punto di vista tecnico ad acquisire le conoscenze di base, ma in pochi possono vantare uno studio accurato di cosa è realmente un fotoreporter e qual’è il suo lavoro.

Solo un ottimo  corso di fotografia avanzato lascia spazio allo studio dei grandi fotografi del passato, quelli che hanno fatto la storia della fotografia e che hanno fondato agenzie come la “Magnum.

Studiare le biografie della loro vita non è tempo perso, ma aiuta a capire come hanno iniziato, quali sono i rischi del mestiere per un fotoreporter, qual’è il modo di approcciarsi ad una vita di sacrificio e rinunce pur di raccontare gli orrori di una guerra.

In molti conosco per esempio il famoso reporter Robert Capa, ma non tutti sanno che fu proprio lui il precursore dei reporter di guerra, il primo a documentare, con la compagna Gerda Taro, ciò che stava accadendo in territorio spagnolo durante la guerra civile. La loro storia dovrebbe essere conosciuta ed insegnata, la giovane Gerda Taro al seguito dell’esercito repubblicano spagnolo cadde dal proprio automezzo durante un bombadamento proprio nel mentre stava fotografando e fu travolta da un carro armato “amico”. Robert Capa legato alla giovane da una storia d’amore non si riprenderà mai da questo tragico evento, ma nonostante tutto continuerà a documentare, con maggiore determinazione, la Seconda Guerra mondiale.

Sbarcherà in Sicilia con l’esercito alleato seguendo la riconquista di gran parte dell’Italia, partecipaerà al D-day il 6 giugno 1944 a Homah Beach e sarà uno dei primi che metterà piede su quelle spiagge documentando con la sua Leica quei momenti terribili, ricostruiti anni dopo dal famoso regista Steven Spilger per il suo film “Salvate il soldato Ryan”.

La vita del famoso reporter arriverà anch’essa al suo tragico epilogo il 25 maggio 1954, quando al seguito di una colonna dell’esercito francese durante gli scontri in Indocina, salendo su di un rialzo per fotografare i soldati in marcia, calpesterà inavvertitamente una mina. Stesso destino della compagna Taro, morti entrambi sul campo.

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